“Press Start”

“Io penso… quindi pantsu”
(cit. l’amico Cartesio, qualche anno prima del meme “Give her the D.”)

“La fine di questo 2016 segna l’inizio del mio blog.”
(cit. PantsuJo, prima di constatare l’assoluta invincibilità del proprio backlog)

Sinceramente, non avrei mai pensato di scrivere questo breve articolo proprio alla fine dell’anno: mi ero fissato una tabella di marcia, una lista di contenuti da pubblicare e modifiche grafiche da applicare al tema. Subito dopo la nascita della “rosanelpantsu68k” il mio entusiasmo era alla stelle (invigorito dalla definitiva ascesa del progetto Xydonia), la Jappofesta nell’aria ed ondate di sparacchini giapponesi approdavano su Steam.

Eppure -come spesso accade- le cose non vanno mai come le si progetta e ci si trova ad affrontare problemi inaspettati, sfide impreviste, guai del tutto imprevedibili. Tutte cose che hanno ritardato molto la corretta crescita di questo mio piccolo spazio digitale. Tutte cose arrivate al momento sbagliato, direi.

È stato un 2016 complicato, molto complicato; è una considerazione che faccio a livello personale, più che globale (dove pure i problemi non sono mancati, in questo pazzo mondo che ci circonda).
Molto di ciò che ho “costruito” in questo infausto anno è andato distrutto, perduto e/o dismesso e -senza troppi giri di parole- troppo spesso il mio spirito giocoso è stato messo a dura prova, così come la sua voglia di videogiocare, scrivere, commentare, sedurre bionde, ecc..

Eppure ci siamo: fine 2016. Fine dell’incubo? Respiro profondo? N.A.P.S. che pubblica Shadow Fighter su Steam? Futuro luminoso a 60fps?

Gli ultimi giorni mi hanno fatto riflettere molto, su vari temi: la vita vera (quella strana eppure appassionante esperienza 3D che funziona meglio di Oculus Rift), l’importanza del videogioco e molto, molto altro.

Nel momento forse più buio della mia vita (da ogni punto di vista) mi sono posto la domanda da 1 milione di dollari, quella che ha miliardi di risposte diverse, tanti quanto sono gli uomini e le donne che se la pongono almeno una volta nella vita:
“Perché andare avanti?”

È una domanda che è difficile scrivere in una bozza digitale (credetemi), protetti dal mantello del web, figuriamoci porla a sé stessi nel silenzio delle riflessioni, soli con i propri pensieri. Quando inizi a non provare nemmeno più gioia nelle piccole azioni quotidiane (tra le quali inserisco il videogiocare, altrimenti non saremmo qui) è inevitabile chiedersi tutto ciò. Ho riflettuto dunque sulla risposta a quella domanda.

Sono giunto ad una conclusione sola, quanto semplice quanto stupida… e non trovo altra risposta, sinceramente. È una conclusione
1)semplice perché anche un bambino di 10 anni avrebbe potuto esporla (forse in altri termini)
2)stupida perché per molti potrebbe sembrare la scomposta frase fatta di un quasi 28enne in “presunta crisi mistica” di idee e valori.
La risposta è solo una ed una soltanto:

“Perché io non ho intenzione di arrendermi”. 

Il “Press Start” è metafora di questo: hai fallito, sei a terra, punto a capo, devi ripartire da zero. Ed io lo premo questo Start, non mi tiro indietro. E ricomincio.

È sempre stata la mia qualità più grande (e quella che più spesso dimentico): la testardaggine, la voglia di rialzarmi, di rimettere un altro gettone in quello scassatissimo cabinato che è la mia vita e riprendere il match da dove era stato interrotto.

Mi accorgo che improvvisamente ho di nuovo voglia… di tutto, compreso videogiocare, scrivere sul blog e guardare un buon hentai d’annata (che -come il buon vino- non si rifiuta mai). Mi accorgo che, dopo un anno terribile, ho ancora voglia di dire minchiate nonsense su tutto (e ne scriverò a pagine, statene certi) perché mi diverte farlo, di nuovo.

Mi diverte di nuovo commentare i port fatti col culo da KT ma-li-compro-lo-stesso, mi diverte scrivere in CAPS sul perché Makoto è ancora best-girl fra tutte le mie waifus, mi diverte di nuovo trollare su NeoGAF nel tentativo di incidere su quelle che chiameremo Internet Wars fra qualche anno (e che dovremo spiegare ai nostri nipoti, in qualche modo).

Questa è la confessione di uno squattrinato videogiocatore in cerca di una identità, pronto a reinventarsi (ancora una volta): fui studente, fui artista marziale, fui pure hacker mancato; tutti ruoli mai vissuti appieno, bruscamente interrotti.

Adesso provo a (ri)scrivere di videogiochi, meglio di quanto ho fatto in passato -spero-.

E se vi state chiedendo, arrivati a questo punto, cosa c’entrano le pantsu in tutto questo allora forse siete nel posto sbagliato, al momento sbagliato, con le mutande sbagliate.

Buon 2017 a tutti, vi auguro un anno pieno di passioni, amori (reali o bidimensionali non importa), parecchie mutandine dai colori improbabili, ragazzine 2D asiatiche e pericolosamente minorenni e tanto, tantissimo backlog impossibile da portare a termine ma dolcissimo da accumulare.
E non dimenticate di passare da questo blog, ogni tanto!

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PS: un grazie ed un grandissimo abbraccio a tutto il jappofestoso team di Xydonia, simbolo stesso della voglia di non mollare e di inseguire i propri sogni, nonostante ci sia ancora gente capace di chiedere port per Atari Lynx.

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